sabato 26 novembre 2011

Migliaia in marcia contro Green Hill, fabbrica della morte, in corteo anche ministro Brambilla

In migliaia ieri hanno manifestato a Montichiari, provincia di Brescia, per chiedere la chiusura di Green Hill, una vera e propria fabbrica della morte, un allevamento di cani di razza beagle destinati alla vivisezione.
Migliaia le persone arrivate con pullman e macchine da ogni parte d’Italia per appoggiare una battaglia che nel bresciano va avanti da alcuni anni. Nel corteo c’era anche l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, non nuova a iniziative in favore degli animali e si dichiara “animalista convinta”. Il punto di arrivo dei manifestanti è stato il municipio che tuttavia, guarda caso, era vuoto e transennato. Questa è stata la grande sorpresa dei partecipanti al corteo, oltre a quella di aver trovato tanta polizia in abbigliamento antisommossa, cheavrebbero voluto solo chiedere al sindaco, Elena Zanola, di chiudere Green Hill con la sola voce del dissenso. Qualche momento di tensione, con alcuni attivisti che scavalcano le transenne per apporre alcuni striscioni vicino alle camionette degli agenti, ma alla fine il tutto termina pacificamente, senza scontri, con la sola occupazione simbolica della piazza del Comune e le grida indirizzate al sindaco perché ritiri l’autorizzazione per l’allevamento di Green Hill.
Green Hill 
di proprietà di una multinazionale americana, la Marshall Farm Incla più grande “fabbrica di cani” da laboratorio al mondoè l’unico allevamento di cani in Italia per cavie destinate ai laboratori scientifici, e ben presto, se non lo si fermerà sostengono alcuni manifestanti,diventerà il centro più grande d'Europa. Giovani, famiglie con bambini e anziani che hanno sfidato il freddo e la nebbia calata dopo poco, per oltre 5 ore, insieme a tantissimi cani, di ogni taglia genere e razza. Madel primo cittadino, Elena Zanola, non c’è ombra, tuttavia gli animalisti non si arrendono e a gran voce chiedono: “Sindaco, dove sei? Assumiti le tue responsabilità”. Un giovane, Claudio, uno degli organizzatori, afferma: “Non ci arrenderemo finché Green Hill non sarà chiuso.Ma non siamo qui soltanto per i cani – precisa - nei laboratori vengono usati anche topi, gatti, scimmie e conigli."

Poi qualcuno ricorda che il sindaco di Montichiari dal 31 ottobre ha nelle sue mani una richiesta di chiusura motivata: “ basata su precise e gravissime violazioni rilevate all’interno della struttura di Green Hill”.Infatti, il 30 settembre alcune guardie zoofile dell'Oipa (organizzazione internazionale protezione animali) su mandato della procura di Brescia hanno condotto un sopralluogo verificando diverse difformità. Massimo Comparotto, presidente dell'Oipa-Italia afferma: “Le guardie zoofile hanno riscontrato irregolarità non solo sulle modalità di allevamento (sovrannumero di capi per gabbia, inquinamento acustico) ma anche riguardo al registro di carico e scarico degli animali. La legge 116 del 1992 impone questo registro. Per questo abbiamo segnalato l'ipotesi di reato alla procura di Brescia, al ministero della Salute e al sindaco di Montichiari, che ha tempo fino al 30 novembre per decidere la revoca dell'autorizzazione”.
Il ministro Michela Vittoria Brambilla, invece, aveva inoltrato un esposto contro l'allevamento alla procura di Brescia e a i carabinieri dei Nas per maltrattamento di animali oltre che per “danni all'immagine della Nazione”. Il Ministro Brambilla è stata l’unica che, accompagnata dai Nas, è riuscita ad entrare nel “canile lager” di Montichiari, dandone poi una struggente testimonianza, con un articolo sul Corriere della Seravisibile 
qui e che inizia con queste parole: “Nei capannoni della morte: cani in piccoli box in attesa di essere torturati. Non so valutare se sia in regola con le normative vigenti ma di una cosa sono certa: non è in regola con le nostre coscienze”.Invece gli attivisti, sul loro sito, www.fermaregrinnhill.net, hanno scritto: “Il sindaco deve decidere se dare priorità al dolore e alla sofferenza e la prigionia di migliaia di cani rinchiusi nel lager di Montichiari, o agli affari sporchi di sangue di una multinazionale della tortura come Marshall” Il sindaco ha fatto sapere che renderà note le sue decisioni in seguito ad un ulteriore controllo che ha chiesto ai veterinari dell'Asl di Brescia.

Green Hill alleva cani di razza “beagle” destinati ai laboratori di vivisezione di tutto il pianeta. Secondo stime, all’interno dei cinque capannoni dell’azienda sarebbero rinchiusi più o meno 2500 cani adulti e svariate cucciolate. Green Hill, a seguito del decadimento di un altro allevamento italiano, Stefano Morini di San Polo d’Enza, è divenuta l’azienda principale di fornitura di cani sul mercato europeo, soprattutto la Francia: 250 creature viventi vendute ogni mese. Tra i principali clienti ci sono laboratori universitariaziende farmaceutiche e centri di sperimentazione comel’Huntingdon Life Sciences in Inghilterra, il più grande laboratorio europeo. Da Montichiari dunque,partono stock di animali, creature viventi e indifese, con un’unica destinazione: i laboratori delle torture di tutto il mondo, dall’America alla Cina.
Ma la maggior parte viene venduta in Europa: dalla Cea, il Commissariato per l’energia atomica e le energie alternative francesi, all’italianissimo Research Toxicology Centre di Pomezia che si trova nel “Campus Menarini”, insediato tra le due divisioni del colosso farmaceutico italiano, Menarini Ricerche Spa Menarini Biotech Spa. Poi, rimanendo sempre a Pomezia, figura tra i compratori di creature viventi destinate alle torture, anche la Sigma Tau, una società per azioni che, oltre alla produzione di prodotti farmacologici, produce cosmetici e dietetici. Ad Aprilia in provincia di Latina e a Catania, c’è un altro compratore, la Wyeth Lederle, multinazionale americana con sede nel New Jersey specializzata in prodotti per la zootecnia e cura di animali domestici e di allevamento. A Verona poi, c’è l’Aptuit, una multinazionale americana con sede nel Connecticut.
La Green Hill srl, ovviamente, in un comunicato respinge ogni accusa: “L'esito del sopralluogo effettuato dall'Asl di Brescia il 28 ottobre attesta la regolarità in relazione alle autorizzazioni amministrative, alle prescrizioni veterinarie e commerciali, nonché dal punto di vista igienico-sanitario». E ancora: “dal 2001 gestiamo un allevamento di beagle da utilizzare ai fini sperimentali, una struttura autorizzata con tutti i crismi dal Comune di MontichiariQuelli svezzati nei nostri capannoni non vanno considerati animali da affezione ma cani destinati alla ricerca scientifica a fini sperimentali o ad altri fini scientifici”. Insomma un comunicato asettico, senza un minimo di coscienza che ben lascia intendere come l’allevamento di cani da laboratorio rappresenti un più che ottimo business economico per la Marshall, che ha anche previsto un allargamento del centro di Montichiari per arrivare a “produrre” 5.000 cani e farne così il più grande allevamento di cani beagle d’Europa. Green Hill e Marshall Farm inoltre “offrono” ai propri clienti trattamenti chirurgici su richiesta, tra cui il taglio delle corde vocali o l’asportazione di alcune ghiandole.
Purtroppo c’è da ricordare che in Europa la vivisezione è una pratica permessa e infatti, nelsettembre 2010 è stata approvata in via definitiva dal Parlamento europeo la nuova direttiva Ue sulla vivisezione, che ha suscitato non poche critiche. Infatti la critica o accusa che si può rivolgere all’Europa stessa, riguarda, in primis, gli scarsi incentivi che la stessa prevede per i “metodi alternativi” di sperimentazione che non prevedono l’utilizzo di creature viventi, cavie da laboratorio.

Sonia Bonvini
cit: Corriere informazione

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